digital divide italia

Il futuro delle aziende italiane: l’innovazione è vittima della burocrazia?

L’Italia, culla di cultura e di menti formate e specializzate.

Per la maggior parte in fuga…

Gli ultimi dati però ci fanno sapere come le nuove leve, istruite dalle sapienti e costose (in termini di risorse per le famiglie) università italiane, migreranno una volta finito il percorso formativo.
Leggi l’articolo tradotto da zdnews sui problemi di incubazione di nuova impresa/progetto informatico in Italia.

Il futuro della start-up italiana: L’innovazione tecnologica in secondo piano rispetto alla burocrazia?

Il Digital Economy Forum ritiene che la burocrazia italiana sia il più grande ostacolo che la start-up di un progetto o di una azienda deve affrontare

L’Università Ca ‘Foscari di Venezia all’apparenza non sembra una culla di innovazione tecnologica. I suoi edifici gotici, le scale in marmo e le finestre con le cornici di edera sembrano più adatte ad ospitare la Renaissance Arts degli studenti piuttosto che tecnici proiettati alle nuove tecnologie digitali. Ma durante il fine settimana del 9 maggio, l’edificio San Giobbe ha ospitato il terzo Digital Economy Forum (DEF).
Il DEF è organizzato e ospitato da l’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, ed è stato creato nel 2011 come un evento annuale itinerante che si occupa sia di cercare di stimolare l’ecosistema on-line in Italia che affrontare il digital divide del Paese.
Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, solo il 50 per cento degli italiani ha accesso a internet, e solo il 3,8 per cento delle piccole e medie imprese ha un proprio negozio on-line. Nel contempo, tuttavia, l’Italia ha uno dei più alti rapporti di mobile [cellulari smarthphone e tablet n.d.t] pro capite al mondo. Siti come Facebook, LinkedIn e Twitter hanno registrato una crescita enorme negli ultimi anni, e vi è un crescente interesse per ciò che il mondo digitale ha da offrire.
Il DEF di quest’anno era incentrato sull’ambiente delle startup italiane. L’Italia ha atteso a lungo un Decreto sullo Sviluppo (che ha incluso, per esempio, un piano nazionale per lo sviluppo delle infrastrutture del paese e dei servizi digitali, sgravi fiscali per gli investimenti privati ​​nell’innovazione, nuove regole per aiutare le start-up “innovative”, sviluppo digitale e di e-commerce) che è stato infine approvato alla fine del 2012, con il DEF a fare il punto della situazione sui risultati ottenuti finora.

Nei primi posti della lista i soliti workshop dove esperti, tutor e mentori offrono consigli pratici su come entrare e orizzontarsi nel sistema di startup aziendale in Italia, l’evento DEF ha dato così di dare una visione in toto nel panorama italiano delle startup aziendali. Non tutti i risultati sono stati incoraggianti.
L’Italia non è a corto di creatività, inventiva, o giovani imprenditori con nuove idee. Il suo ecosistema tecnologico dovrebbe essere più che favorevole, ma due fattori chiave stanno ostacolando la crescita e lo sviluppo delle start-up italiane: il finanziamento e la politica.

Uno dei principali esperti e critici sulla situazione attuale è una istituzione del mondo digitale italiano: Riccardo Donadon, fondatore del progetto H-Farm e presidente di Italia Startup.
Donadon è rimasto colpito dalla direzione che il nuovo governo italiano ha preso. Ciò che prima si chiamava Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ora è diventato Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione. E ‘più di un leggero cambiamento di parole, questa modifica testuale sta a significare come non esista più una figura dedicata all’innovazione tecnologica nell’attuale governo. Ancora una volta a detta di molti, è un segno di come il governo sta cambiando direzione quando si parla di innovazione tecnologica.

Un po’ di storia: il sistema di crowdfunding, una delle principali fonti di investimento in corso nell’Europa della crisi, è già vittima della famigerata burocrazia italiana (la Consob, la Commissione Nazionale per la Società e la Borsa, si trova ad affrontare la decisione critica di arrestare le proposte di regolamentare il crowdfunding),in quanto non c’è abbastanza chiarezza intorno all’ammortamento fiscale per gli investitori e come sarà distribuito, e il ruolo delle Camere di Commercio (responsabili della registrazione delle nuove start-up) è stato criticato per i requisiti ambigui stabiliti per classificare un business come ” innovativo “, passo fondamentale per l’accesso ai fondi e benefici.
E soprattutto, il Decreto sullo Sviluppo è stato finora solo un insieme di regole e non una realtà concreta. Ci sono una serie di tappe tra la pubblicazione di un decreto nella Gazzetta Ufficiale l’Italia e l’effettiva attuazione della serie di leggi e la burocrazia italiana è ancora una volta l’ostacolo da superare.

Questi ritardi sono inaccettabili“, Donaldon ha detto al DEF. “Stiamo solo chiedendo di essere in grado di creare più lavoro, non stiamo chiediamo soldi. In questo momento di crisi, è assurdo buttare via questa opportunità e di creare ostacoli per i giovani che cercano di avviare una propria attività.”
Donadon fa sapere che i ritardi sono stati ancora una volta causati dalle soliti giri di parole e al clima pieno di incertezza che scoraggia gli investimenti.

Al nuovo governo è stato richiesto di affrontare più vicino l'”ambito tecnologia” rispetto al predecessore gruppo politico: investimenti in infrastrutture (in primis, la banda larga e la banda larga superveloce), la digitalizzazione a tutti i livelli, e di diminuire il carico burocratico e fiscale del paese.
Il nuovo ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, ha promesso in uno dei suoi primi discorsi che si occuperà personalmente dell’Agenda Digitale – una serie di leggi sull’identità digitale, l’istruzione, la sanità, la giustizia, i pagamenti elettronici e lo scambio di dati destinati a promuovere e stimolare l’economia italiana.
Il ministro ha quindi rilasciato una dichiarazione affrontando proprio quella che sembrava essere la principale preoccupazione di tutti – che l’Agenda Digitale restasse una priorità per il governo.
Non tutti però ne sono rimasti convinti. Per le persone presenti al DEF di quest’anno, l’atmosfera generale sentita era come di disillusione.

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